Ebbene si, conviene ancora laurearsi

Per la prima volta in Italia, Istat ha pubblicato un’indagine sui Differenziali retributivi nel settore privato ed ha calcolato le  retribuzioni lorde orarie incrociando i dati provenienti da registri ed indagini statistiche, i risultati si riferiscono al 2014.

Per me che adoro i numeri è stata veramente una manna dal cielo, ci sono tante viste di dettaglio (genere, settori, regioni, titolo di studio, eta’, anzianità aziendale ecc.) e sono convinto che tanti come me potrebbero divertirtirsi analizzando le evidenze di dettaglio.

Una delle analisi su cui mi sono soffermato è quella sui differenziali delle retribuzioni per tipologia di titolo di studio; molto spesso i giovani mi chiedono se conviene studiare e prendere una laurea, oppure fare un’esperienza lavorativa. Ho sempre risposto a sensazione e con il buon senso, ma adesso, avendo qualche numero a disposizione, posso dare delle risposte più circostanziate.

Studiare paga ancora (almeno per il momento)

Un laureato in Italia guadagna il 36% iRetribuzione orarian più rispetto ad un diplomato: sono circa 5 euro all’ora che in un anno fanno 10.400 euro;  ipotizzando che questo differenziale rimanga costante per i 40 anni di carriera lavorativa diventano 420.000 che attualizzati ad un tasso del 5% sono pari182.000.

Per capire se vale veramente la pena prendere una Laurea ovviamente bisogna sottrarre i costi vivi che si sostengono per ottenerla ed i minori guadagni per il periodo in cui si decide di studiare, ovviamente assumendo di trovare lavoro subito (viva l’ottimismo!).

Per quanto riguarda i costi vivi, tra tasse, libri, alloggio e spese varie si arriva facilmente a 50.000 euro per 5 anni se si è fuori sede; se si rimane a casa propria si puoi stare sotto i 10 mila; ho trovato uno strumento molto utile di Il Sole24Ore ed Epheso che aiuta a fare diverse simulazioni (calcolo spese universitarie).

Per quanto riguarda i minori guadagni, considerato che la retribuzione oraria per i lavoratori dipendenti di età tra 15 e 29 anni è pari a 11 euro l’ora, possiamo stimare 115.000 euro in 5 anni (anche in questo caso ho usato la ricerca Istat).

Quindi, i costi complessivi per ottenere un laurea sono pari a circa 165.000 euro per un fuori sede e 125.000 euro per chi decide di studiare nella propria città, che attualizzati sono pari rispettivamente a 142.000 e 107.000 euro.

Fate le scelte giuste

Ricapitolando, la laurea da punto di vista economico ancora conviene, ma chi è esperto di numeri si sarà accorto che il business plan è oggettivamente un pochino tirato, quindi questa scelta deve essere fatta in modo consapevole.

Di seguito dei piccoli suggerimenti per le diverse persone coinvolte in decisioni di questo tipo.

  1. Millennials: prendi una sana laurea, che ti garantirà di guadagnare qualcosa in più e vivere più sereno, ma ovviamente scegli  quella giusta,  la domanda è in crescita per alcuni profili (tipicamente quelli scientifici) mentre stagnante per altri;
  2. Genitore del Millennials: lo studio di tuo figlio è ancora il miglior investimento che puoi fare ma, se ti chiede di studiare fuori, accertati che acquisisca delle competenze specialistiche che poi trovino sbocco su mercati che pagano di più;
  3. Professore: fornisci strumenti per un mercato del lavoro che sarà sempre più volatile e dove le competenze diventeranno obsolete sempre più velocemente, coltiva le attitudini.
  4. Stato: non ci siamo, il business plan della laurea sta in piedi solo perché il 90% dei costi li sostieni tu, quindi continua ad investire sull’Università ma sopratutto presidia che l’istruzione rimanga di qualità che sia equa e sopratutto accessile a tutti.

E voi ? pensate che prendere una laurea sia ancora la scelta giusta ? Gli sforzi che avete fatto sono stati ripagati ?

 

 

 

2 thoughts on “Ebbene si, conviene ancora laurearsi

  1. Ciao Dani, secondo te il basso numero di laureati italiani rispetto agli altri paesi europei e OCSE potrebbe essere causato proprio dal business case particolarmente “risicato”?

    Inoltre, secondo te, una maggior partecipazione delle imprese all’interno della definizione dei programmi universitari (modello tedesco) potrebbe aiutare ad impartire competenze maggiormente professionalizzanti, garantendo una maggior produttività del laureato e quindi un salario più alto?

    1. Credo che in generale la Laurea sia un investimento da fare, quindi non mi stupisce che in un periodo di crisi con poche prospettive le persone rinuncino. Rispetto alla partecipazione delle imprese nella definizione dei programmi universitari credo che sarebbe una buona cosa ma ha bisogno di 2 presupposti: una chiara politica industriale, che finalmente decida in modo chiaro su quali settori vogliamo giocare la partita del futuro ed Aziende lungimiranti disposte a fare investimenti di medio lungo termine e che abbiano la pazienza di aspettare il nuovo capitale umano; purtroppo mi sembra che manchino entrambe le cose.

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